

Non ricordo come sia nata la cosa, ma fra poco raggiungerò Anje, e da casa sua andremo al punto ics, dove ci attende steve, per poi partire ambetre alla volta di Cesenatico. Mi hanno già fatto notare che dovrei tenere entrambe le mani sul manubrio e guardare avanti, anzichè scrivere, ma io so no multitasching.
Anje appare preoccupato quanto carico, sistemiamo meglio che possiamo le sue sacche perchè non striscino contro la gomma e partiamo. Raggiungiamo Steve in volata oltre il cavalcavia e ci lanciamo in mezzo al traffico della quasizona industriale in direzione Sant'Andrea. Sosta tattica per recuperare acqua e viveri, per risistemare le sacche di Anje, disgustare una ragazza di passaggio e poi via di nuovo verso il vento, davanti agli occhi ancora il sole, dietro alle spalle un pescatore. No, cosa dicevo? Ah, si, ripartiamo seguendo la cartina alla volta di cesenatico, attraversando vari paesi dai nomi di improbabili santi e madonne varie, in ciascuno dei quali sistemiamo le sacche di Anje con oggetti di recupero che la strada ci dona a piene mani: gommapiuma, fili di ferro, corde, tappi e bestemmie. Davanti al cartello "divieto di fotografare" appeso sulla recinzione della base militare di Pisignano non possiamo fare a meno di farci una foto, è il minimo... Rinunciamo ad arrampicarci sulla recinzione perchè di già tarda è l'ora e non avendo fari sarebbe inappropriato e poco educato farci schiacciare lungo la statale. Anche perchè se riporto a casa Anje e Steve in busta chiusa ho paura che potrebbero esserci ritorsioni... Raggiungiamo l'appartamento di mio babbo sani e salvi a giorno ormai finito da un po', ma l'entusiasmo è vivo, le parti basse invece un po' in coma.
Una lavata e poi subito alla ricerca di cibo. Si cena sul porto canale leonardesco, molto romantico. Ci svuotiamo la fiaschetta di grappa di rose di steve e torniamo ai nostri giacigli barcollando e con le orecchie fluorescenti. Dormire con Anje non è per nulla facile. Non so come faccia la sua ragazza, ma a parte il russare e l'arrotolarsi nelle coperte mi sono svegliato una quindicina di volte perchè credevo ci fosse il terremoto. L'ho consigliato al laboratorio di Castel San Pietro per la terapia del sonno, non so se l'hanno chiamato. Il progetto di oggi è impegnativo: colazione, partenza per ravvenna seguendo quanto più possibile la costa e poi da lì si decide il da farsi.
Seguire la costa il primo di ottobre alle 8 di mattina non è un gran problema, non c'è un'anima. Si fa bancomat, ci si spoglia delle vesti superflue e si va verso l'interno controvento per raggiungere i luoghi dell'ultimo imperatore Romolo.
Ci fa male il culo, e raggiungere ravenna è più complicato del previsto. La strada ad un certo punto finisce, interrotta da un fiume, ed un vecchio ci dà un sacco di indicazioni, nessuna delle quali è giusta, e ci riduciamo a farci un pezzo di sentiero per muli, cosa di cui la mia bici da corsa non è affatto contenta.
Sant'Apollinare è una tappa obbligata, una foto con Augusto è il minimo che si possa fare, se non altro per provare a tutti che ci siamo stati davvero.
Altra foto su un ponte di legno che segna il confine del territorio cittadino e poi via, in discesa verso il polmone di metano della Romagna.
Una volta lì recuperiamo piada e salsiccia, piada e prosciutto, piada e salame, piada e formaggio, piada e porchetta, piada e unacosasconosciuta, 32 birre, 3 mignon di vecchia romagna acquistati al bar a colazione, un quarto di bue allo spiedo, una capra viva e ci rechiamo al parco del planetario per consumare il nostro parco (ah ah ah. ah.) pranzo. La voglia c'è, ma l'entusiasmo è minato dal dolore al culo. Invece di proseguire a nord e completare il giro rientrando in patria da lugo, si decide di prendere a sud, e raggiungere la bassa passando da una serie di santi abitati da popolazioni autoctone.
Nel nulla siamo completi padroni della strada, e ci dedichiamo con sollazzo a ricreare l'ambientazione del passaggio della borraccia fra Bartali e Coppi. Abbiamo provato ad inclinare la macchina per vedere se poteva sembrare che fossimo in salita, ma non c'è stato nulla da fare. Raggiungiamo Borgo Sisa, noto crocevia di uomini e culture, e lì ci salutiamo mestamente. Io ho ancora 8 km per arrivare a casa, Steve altrettanti e Anje un po' di più, ma si sa che in discesa tutti i santi aiutano. Col proposito di rifarlo l'anno prossimo ci lasciamo così, dopo 2 giorni di pedalata, contenti per il successo, e stanchi morti.
